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Il nomadismo in Mongolia: una tradizione a rischio di estinzione
Patria di Gengis Khan, la Mongolia è per dimensioni il secondo paese al mondo senza sbocco sul mare e quello con la minore densità di abitanti.
La Mongolia colpisce per i suoi spazi immensi, per la sensazione di libertà e di completa immersione nella sua natura selvaggia, così lontana dalla nostra realtà quotidiana.
Il nomadismo ancora oggi continua a giocare un ruolo centrale nell’economia, nella cultura e nell’identità del popolo della Mongolia, anche se i problemi legati al cambiamento climatico, con i forti caldi estivi ed inverni estremamente freddi, lo stanno mettendo a dura prova. Migliaia di pastori, minacciati dalla desertificazione del suolo e privati della loro principale fonte di sostentamento, hanno lasciato la steppa alla volta della capitale. Per questo motivo man mano che ci si avvicina alla periferia della capitale ci si imbatte nei cosiddetti “ger district”, quartieri privi di fogne e acqua corrente formati dalle dimore itineranti delle famiglie nomadi che sempre più numerosi, negli ultimi anni, migrano verso la capitale nella speranza di una vita migliore. Purtroppo questo fenomeno di migrazione interna, dalla campagna alla città, sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle tradizioni nomadi.